Pecorini Bibliografia e Bibliofilia

Cerca

Registrati per acquistare.

O accedi se sei già registrato





INTRODUZIONE AL CATALOGO DI BIBLIOGRAFIE 1997

Alessandro Olschki

La bibliografia può essere definita la "scienza delle scienze" in quanto è uno studio volto alla descrizione del libro che del sapere umano è l'espressione e la documentazione. Per quanto strano possa sembrare, proprio come è stata definita la scienza pura che non è una verità assoluta ma una continua acquisizione di conoscenze che si sommano e talvolta si contraddicono in un divenire senza fine, anche la bibliografia è in continua evoluzione. Basti pensare ai molti manuali e alla miriade di convegni sul tema e alle differenze - talora eclatanti - che dividono le consuetudini degli studiosi dei vari paesi. Ciò avviene, per altro, non solo a livello internazionale ma anche all'interno del nostro Paese perché si tratta di una scienza che ben pochi maestri universitari si curano di insegnare ai loro allievi con il desolante risultato che ogni laureando fa di testa propria, al massimo cercando di seguire una qualsiasi traccia che trova pubblicata nel libro che gli è più prossimo.

Questa è una situazione che cerco sempre di combattere. Avendo passato una vita in mezzo ai libri (e alla bibliografia), ritengo di essere in grado di non dover accettare a occhi chiusi l'ipse dixit di quanto può essere stato stampato in un libro: se un criterio bibliografico si può migliorare, non c'è motivo per non farlo. Seguendo il filo della logica ho cercato di razionalizzare l'uso dei caratteri e dei segni tipografici [maiuscoletto, corsivo, virgolette etc.] per dare una precisa valenza grafica - e, quindi, una immediata controvertibile percezione - ai "campi" (informaticamente oggi si chiamano così) degli autori, dei titoli, della citazione dei periodici etc. Ho combattuto tante battaglie (ma sono ben lungi dall'avere qualche speranza di vincere la guerra) non solo confrontandomi con le assurde consuetudini anglosassoni (codificate nientemeno che dalla statunitense "Modern Language Association") ma perfino con illustri istituzioni di casa nostra (per esempio, l'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento che, oltre tutto, pubblica con noi!) che non hanno ancora recepito il danno che comportano citazioni bibliografiche non complete quando manchi l'essenziale [mi sono dilungato su questo argomento in altre sedi], citazione del nome dell'editore anche per il fatto che non esiste nessuna giustificazione logica per ometterlo.

Questa incompletezza fa parte del retaggio culturale dei paesi di lingua tedesca e inglese che aggiungono un'altra assurdità dando un significato non omogeneo allo stesso carattere: per esempio, il corsivo è usato indifferentemente per i titoli dei volumi e le testate delle riviste mentre - e qui si perde il filo della logica - i titoli degli articoli apparsi su un periodico vengono composti in tondo (come i nomi degli autori!) fra virgolette quasi a significare che sono scritti di "serie B" rispetto ai titoli dei volumi mentre la cosa, culturalmente parlando, è tutt'altro che scontrata.

Fra le varie irritualità emerse da poco approfondite discussioni in convegni e tavole rotonde è stravagante abitudine di citare lo sviluppo di un volume facendo riferimento all'ultima pagina dispari finale. Trattandosi di pagine a stampa(e non di manoscritti dove le "carte" hanno una numerazione che comprende il "recto" e il "verso") è assolutamente impossibile che un qualsiasi volume finisca "in dispari" in quanto la successiva facciata può essere eliminata soltanto se la si incolla alla copertina! Né vale il concetto di considerare l'ultima pagina numerata anche perché le pagine finali non numerate assai frequentemente riportano il "colophon" o "finito di stampare" che spesso offre essenziali indicazioni per una corretta schedatura. Se questa strana usanza fosse figlia di un criterio di pignola precisione che abbia l'intento di escludere dal conteggio le pagine non stampate, allora sarebbe d'obbligo collazionare tutto il volume e indicare tutte le pagine bianche che possono esistere: il "verso" del frontespizio e dei possibili "occhietti", le eventuali "pari" prima dell'inizio di un nuovo capitolo etc. etc.Queste sono disquisizioni generiche sul tema, uno sfogo di deformazione professionale per il quale chiedo venia al lettore.

Tornando, più coerentemente, alle pagine che seguono mi preme sottolineare che l'Indice per argomenti che include la meritoria, ricorrente fatica di Loredana Pecorini, costituisce la documentazione del fatto che la bibliografia mirata a un determinato campo dello scibile è una guida indispensabile per acquisire o approfondire conoscenze specifiche. Il valore pratico di questo catalogo travalica quello delle bibliografie che possono [e dovrebbero sempre] esistere nei testi di studio perché, tramite l'attenta opera distributiva, tutti i volumi sono reperibili "in tempo reale" in Foro Buonaparte, a Milano.